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Dieta chetogenica

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La dottoressa Adriana Carotenuto, esperta nutrizionista, ci spiega le virtù e le numerose applicazioni della Dieta Chetogenica.

Saranno almeno una decina d’anni che utilizzo la Dieta Chetogenica, essendo un protocollo ormai consolidato a livello ambulatoriale. Vanno fatte sin da subito delle precisazioni: non tutti i pazienti possono adottare questo protocollo, ci sono dei parametri di inclusione rigidi ed è possibile seguire questa terapia alimentare solo dopo aver effettuato controlli medici negli ambulatori di riferimento.

La Dieta Chetogenica è particolarmente indicata nel trattamento del Diabete tipo 2 e nella Sindrome metabolica, ma mostra grandi risultati nella riduzione delle adiposità localizzate e non solo.
L’assunzione di proteine (da 1,2 g a 1.5 g per kg di peso corporeo) e l’apporto calorico molto basso previsti da questa dieta, obbligano l’organismo ad utilizzare le proprie riserve energetiche e dopo l’esaurimento di queste ultime sotto forma di glicogeno, si instaura una gluconeogenesi epatica che va a produrre il 20% dei nutrienti stimolando la lipolisi e la chetogenesi.

Questo meccanismo fa sì che vengano utilizzati i lipidi concentrati nelle zone di deposito localizzato, tanto frequenti soprattutto nelle pazienti donne, le quali non di rado presentano un accumulo di grasso soprattutto nella regione trocanterica delle cosce e dei glutei. La capacità della Dieta Chetogenica è quella di mantenere invariata la parte superiore del corpo (già spesso più piccola rispetto alla parte inferiore) andando a ridurre soltanto l’adiposità localizzata.

La Dieta Chetogenica viene applicata anche in caso di linfedema, una vera e propria patologia rappresentata da gambe molto gonfie, con un ritorno venoso più lento. La terapia, riducendo l’adiposità della coscia riesce di conseguenza a migliorare anche il circolo venoso.

Personalmente prescrivo protocolli solo ed esclusivamente di 14 giorni di dieta chetogenica. Il motivo è legato alla “compliance” dei pazienti, che all’inizio reagiscono benissimo ma poi possono incappare in errori, anche banali, che rischiano di compromettere tutto il processo di chetosi e di dimagrimento.

I pazienti infatti, inizialmente hanno un’ottima risposta perché vedono una riduzione del peso corporeo già nella prima settimana (anche 2,5-3 kili) e in alcuni casi dopo 28 ore, massimo 36 vanno in chetosi godendo di questo effetto anoressizzante e euforizzante in modo da non aver fame e stare molto bene.

Bastano poi errori grossolani come prendere un caffè, anche senza zucchero, alla macchinetta per poi impedire la chetosi e gli effetti conseguenti. Per questo ribadisco come questo sia un protocollo che deve essere seguito con moltissima attenzione ed è fondamentale da parte del personale spiegare al paziente dettagliatamente tutto quello che non deve fare.

La differenza è notevole, anzi totale rispetto ad altre diete alimentari ipocaloriche o leggermente iperproteiche come capita di prescriverne a pazienti che non si possono includere nel protocollo della chetogenica per motivi patologici o diversi. Questi pazienti non riescono ad entrare in chetosi e nonostante tutte le cautele hanno sempre una perdita, sia della massa magra che della massa muscolare.

Con questa dieta invece cambia tutto, proprio perché mantiene il paziente con una massa muscolare costante e, come si può verificare con l’esame bio-impedenziometrico, anche dopo la dieta chetogenica ci si può ritrovare addirittura di fronte ad un aumento massa muscolare e della massa cellulare.

A fine protocollo, troveremo un metabolismo basale aumentato, perché la massa cellulare è la massa metabolicamente attiva. Parliamo di conseguenza di un protocollo differente rispetto a tutto il resto. Sottolineo ancora una volta che va fatta molta attenzione e va seguito sotto controllo medico.

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